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OLTRE L'INVERNO DEMOGRAFICO

Secondo il report dell'Ufficio Studi e Ricerche di Fondosviluppo i dati sulle nuove iscrizioni delle imprese cooperative raccontano di un sistema isotto pressione, tra cali strutturali e segnali di innovazione.

venerdì 9 gennaio 2026

Nel 2025 il sistema cooperativo italiano si presenta come un organismo in trasformazione: meno espansivo, più selettivo, attraversato da spinte territoriali e tipologiche che ne stanno ridisegnando la fisionomia. I numeri delle nuove iscrizioni all’Albo delle società cooperative raccontano un cambiamento profondo, che va oltre la semplice flessione quantitativa.

 

Le nuove cooperative iscritte nel 2025 sono 1.822. Un dato in calo del 5,1% rispetto al 2024 e, soprattutto, in forte contrazione rispetto al 2019, con una riduzione del 46%. La discesa riguarda quasi tutte le tipologie cooperative, ma non è uniforme e lascia emergere segnali di resilienza e di innovazione.

 

L’unica tipologia in crescita è quella delle cooperative di utenti, che segnano un aumento del 12,5%. A trainarle sono in particolare le cooperative di consumo legate alle comunità energetiche rinnovabili, un ambito che intercetta nuovi bisogni collettivi e nuove forme di partecipazione economica. È un segnale chiaro: laddove la cooperazione si aggancia a transizioni strutturali – come quella energetica – riesce ancora a generare nuove iniziative.

 

Di segno opposto l’andamento delle cooperative di lavoratori, che continuano a perdere peso relativo. Nel 2025 rappresentano il 47,3% delle nuove iscritte, contro il 63,2% del 2019. Una riduzione che indica un progressivo spostamento del baricentro del sistema cooperativo, sempre meno centrato sull’autorganizzazione del lavoro e sempre più orientato verso forme di mutualità diverse o miste.

 

In questo quadro cresce la cooperazione sociale, che nel 2025 raggiunge il 32,4% delle nuove iscrizioni. Tuttavia, il dato assoluto racconta una realtà più complessa: le nuove cooperative sociali scendono a 591 unità, il valore più basso dell’intero periodo 2019-2025. All’interno del settore, aumentano le cooperative sociali miste (di tipo A e B), che arrivano a rappresentare il 42,5% del totale, mentre le cooperative di tipo A e quelle di tipo B risultano ancora in arretramento rispetto al 2019, pur con segnali di recupero per le B negli ultimi anni.

 

Accanto a questi movimenti, crescono anche le quote delle “altre cooperative”, che nel 2025 arrivano all’11,6%, confermando una progressiva frammentazione delle forme cooperative e una maggiore sperimentazione organizzativa.

 

Sul piano territoriale, il Mezzogiorno consolida la propria centralità. Sud e Isole raccolgono il 57,2% delle nuove iscrizioni, sette punti percentuali in più rispetto al 2019. Il Centro arretra, mentre Nord-Ovest e Nord-Est mostrano variazioni più contenute. A livello regionale, Campania e Sicilia guidano la classifica delle nuove cooperative, seguite dal Lazio. Nel confronto tra 2025 e 2024, dieci regioni crescono, due restano stabili e otto registrano una diminuzione.  Un altro segnale rilevante riguarda le città metropolitane, che vedono ridursi ulteriormente il loro peso. Nel 2025 la quota di nuove cooperative nelle aree metropolitane scende al 36,8%, il valore più basso dell’intero periodo osservato, con un calo del 51% rispetto al 2019. La nuova cooperazione sembra quindi spostarsi verso le province, intercettando contesti territoriali meno centrali ma forse più ricettivi.

 

Nel complesso, emerge l’immagine di un sistema cooperativo in fase di riassestamento strutturale. Un sistema meno dominato dalle cooperative di lavoratori, più orientato verso forme emergenti come le cooperative di utenti in ambito energetico e le cooperative a mutualità mista. Il Mezzogiorno si conferma motore della nuova cooperazione, mentre le grandi città perdono centralità.

 

Questo processo si sviluppa in un contesto complesso: segnato da una forte incertezza economica, dal perdurare delle crisi geopolitiche e da una pubblicistica ancora in parte ostile alla cooperazione. Pesano inoltre la scarsa conoscenza dello strumento cooperativo tra i giovani – peraltro sempre meno numerosi –, gli effetti prolungati delle misure di contrasto alla cooperazione spuria, dalle iniziative legislative contro la falsa cooperazione all’abolizione della norma sull’amministratore unico, e lo spiazzamento competitivo esercitato da altre forme societarie, in particolare le s.r.l. semplificate e le società benefit non cooperative.

 

Il 2025 non segna dunque solo un arretramento numerico, ma racconta una cooperazione che cambia pelle, ridefinisce le proprie priorità e sperimenta nuove strade in un equilibrio ancora instabile tra tradizione mutualistica e nuove sfide economiche e sociali.

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