La Sala capitolare di Cascina Monluè ha accolto il 21 ottobre l’Assemblea annuale di Confcooperative Milano e dei Navigli. La partecipazione numerosa di cooperatori, rappresentanti delle istituzioni ed esponenti dell’economia sociale ha accompagnato una mattinata densa di ascolto e confronto.
Il titolo scelto per l’edizione 2026, “L’economia sociale costruisce il futuro”, ha indicato con chiarezza il filo dei lavori: riconoscere il ruolo strategico delle imprese cooperative e degli enti dell’economia sociale nel generare innovazione, lavoro di qualità e legami comunitari.
L’apertura del presidente Giovanni Carrara, dopo il ricordo di Annibale D’Elia, ha collocato il dibattito nel quadro delle disuguaglianze crescenti, della fatica dei giovani a intravedere prospettive e della necessità di ricostruire un patto sociale. «Investire sull’economia sociale significa investire sulle condizioni che rendono vivibile, possibile e sperabile la vita delle persone», ha sottolineato Carrara, richiamando la capacità delle cooperative di offrire non soltanto risposte economiche, ma appartenenza, partecipazione e futuro. Da qui anche l’attenzione al Piano territoriale per l’economia sociale, considerato uno strumento importante per lo sviluppo della città.
Intelligenza artificiale e centralità della persona
Il primo panel ha affrontato il rapporto tra intelligenza artificiale ed economia sociale. Don Mario Diana, Assistente spirituale di Confcooperative, ha invitato a non demonizzare la tecnologia, ma a valutarla a partire dal suo fine: deve restare uno strumento al servizio dell’uomo, capace di migliorare la qualità e l’accessibilità dei servizi senza sostituire la responsabilità umana. Paolo Venturi, Direttore di Aiccon e docente dell'Università di Bologna, ha sviluppato questa prospettiva mettendo al centro il mutualismo e il paradigma relazionale: di fronte alle trasformazioni digitali, la domanda decisiva non riguarda soltanto ciò che la tecnologia consente di fare, ma quale umanità contribuisce a generare. Per la cooperazione, la sfida è portare reciprocità e partecipazione nelle transizioni che interessano lavoro, casa, energia e ambiente.
Dal lavoro alla comunità
Il secondo momento, introdotto da Giuliana Baldin, ha messo a confronto esperienze concrete. Chiara Pennasi, Direttore generale della Fondazione Triulza, ha raccontato il ruolo della Fondazione all’interno di MIND, dove economia sociale, ricerca e impresa possono contaminarsi attraverso il social procurement, l’innovazione aperta e progetti tecnologici costruiti a partire dai bisogni sociali. Maria Grazia Campese, Presidente di Spazio Aperto Servizi, ha presentato Cascina Monluè come un esercizio di immaginazione collettiva: un progetto che intreccia autonomia, lavoro dignitoso, accoglienza, cultura, bellezza e vita di comunità, sostenuto da una rete di cooperative, consorzi, associazioni e istituzioni.
Dalle esperienze alle politiche
Il confronto si è quindi spostato sulle condizioni necessarie per rendere strutturale l’economia sociale. Simona De Giorgio, del Comitato per l'Imprenditorialità Sociale della Cciaa di Torino, ha illustrato l’esperienza di Torino Social Impact, evidenziando il valore di ecosistemi stabili tra pubbliche amministrazioni, imprese, finanza, ricerca e Terzo settore. Emmanuel Conte, Assesssore al Bilancio del Comune di Milano, ha richiamato la necessità di una visione di lungo periodo per una Milano più accessibile, indicando nel social procurement, nella valorizzazione sociale dei beni pubblici e nella misurazione dell’impatto alcuni strumenti per tradurre la visione in politiche durature.
Nelle conclusioni, il presidente di Confcooperative Lombardia Massimo Minelli ha invitato il movimento cooperativo a rafforzare il proprio ruolo di corpo intermedio, a riaprire occasioni di confronto nelle cooperative e a costruire massa critica. Il suo richiamo finale - «Cooperare è l’unica exit strategy» - ha riassunto il senso di una giornata dedicata alla responsabilità condivisa e alla capacità di dare forma a fiducia e speranza.
La visita al cantiere di Cascina Monluè
Nel pomeriggio i partecipanti hanno potuto visitare il cantiere di Cascina Monluè e osservare da vicino il recupero e la riqualificazione degli spazi. L’intervento non restituisce soltanto nuova vita a un bene storico e culturale: prepara un luogo aperto alla cittadinanza, all’ospitalità, alla cultura e alle persone più fragili, capace di rigenerare relazioni e comunità.
È un progetto realizzato da soggetti dell’economia sociale che rende concreto il tema dell’Assemblea: costruire futuro significa prendersi cura dei luoghi e delle persone, attraverso collaborazione, capacità imprenditoriale e radicamento nel territorio.