L’economia europea e italiana si muove lungo un sentiero stretto, sospesa tra segnali di stabilizzazione e persistenti fattori di incertezza. È questo il quadro che emerge dall’analisi contenuta nell’ultimo report dell’Ufficio Studi e Ricerche di Fondosviluppo, che fotografa una fase di transizione del ciclo economico: meno turbolenta rispetto al biennio passato, ma ancora lontana da una crescita solida e diffusa.
Crescita debole ma resiliente
Lo scenario macroeconomico delineato dal report evidenzia una crescita moderata, con tassi di espansione del PIL contenuti sia in Europa sia in Italia. Il rallentamento dell’economia globale, la debolezza della domanda interna e le tensioni geopolitiche continuano a pesare sulle prospettive di sviluppo. Tuttavia, rispetto alle previsioni più pessimistiche formulate nei mesi scorsi, il sistema economico ha mostrato una maggiore capacità di tenuta.
In Italia, la crescita è sostenuta soprattutto dai servizi e dall’export verso alcuni mercati extra-UE, mentre l’industria manifatturiera resta in una fase di difficoltà, penalizzata dal costo dell’energia e dalla debolezza degli investimenti privati. Il quadro che emerge è quello di un’economia che cresce “a macchia di leopardo”, con forti differenze settoriali e territoriali.
Inflazione in rallentamento e politiche monetarie più caute
Uno dei segnali più rilevanti messi in luce dal report di Fondosviluppo è il progressivo rientro dell’inflazione. Dopo i picchi registrati negli ultimi anni, la dinamica dei prezzi mostra un raffreddamento, soprattutto per effetto della normalizzazione dei costi energetici e delle catene di approvvigionamento.
Questo andamento apre la strada a un possibile cambio di passo nelle politiche monetarie. Le banche centrali, pur mantenendo un atteggiamento prudente, potrebbero avviare una fase di allentamento graduale dei tassi di interesse. Una prospettiva che rappresenterebbe un sollievo per famiglie e imprese, in particolare per quelle più esposte all’indebitamento.
Tuttavia, il report sottolinea come il rischio di nuove pressioni inflazionistiche non sia del tutto scongiurato, soprattutto in presenza di shock geopolitici o di tensioni sui mercati delle materie prime.
Mercato del lavoro: occupazione stabile, ma produttività debole
Sul fronte del lavoro, lo scenario appare relativamente più solido. I livelli occupazionali tengono e, in alcuni comparti, continuano a crescere. Ma dietro i dati positivi sull’occupazione si nasconde una criticità strutturale: la bassa produttività.
Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi e Ricerche di Fondosviluppo, la sfida dei prossimi anni non sarà solo creare posti di lavoro, ma migliorarne la qualità, investendo in competenze, formazione continua e innovazione organizzativa. In questo contesto, i fondi interprofessionali possono svolgere un ruolo strategico nel colmare il divario tra domanda e offerta di competenze.
Investimenti, transizione e nodi strutturali
Il report richiama infine l’attenzione su alcuni nodi strutturali che continuano a frenare il potenziale di crescita: la lentezza degli investimenti, il ritardo nell’adozione delle tecnologie digitali e le difficoltà legate alla transizione ecologica.
Le risorse pubbliche, comprese quelle legate ai programmi europei, rappresentano un’opportunità rilevante, ma non sufficiente da sola. Senza un rafforzamento della fiducia e un contesto normativo più stabile, il contributo degli investimenti privati rischia di restare al di sotto delle necessità.
Uno scenario di transizione
In sintesi, lo scenario macroeconomico che emerge dall’analisi di Fondosviluppo è quello di un’economia in transizione: meno esposta agli shock del passato recente, ma ancora vulnerabile. La sfida per il sistema produttivo italiano sarà trasformare questa fase di relativa stabilità in un’occasione per rafforzare crescita, produttività e capitale umano.