Negli ultimi tre decenni, il "capitalismo delle piattaforme" ha trasformato radicalmente il nostro modo di consumare e lavorare, spesso a prezzo di una crescente precarizzazione. Tuttavia, una risposta democratica sta prendendo piede: le piattaforme cooperative. Un recente studio condotto da Stefano Tortorici per Euricse presenta la prima mappatura economica aggregata di queste realtà, analizzando 27 cooperative attive in sei continenti per capirne identità, dimensioni e ostacoli.
La via italiana alla solidarietà digitale
L'Italia gioca un ruolo centrale in questo scenario, non solo come base della ricerca (condotta presso la Scuola Normale Superiore di Pisa), ma come terreno fertile per l'innovazione sociale. Nel nostro Paese, la tradizione cooperativa si sta evolvendo per rispondere alle sfide del digitale. Il report evidenzia come in Europa, e in particolare in Italia, sia più comune il modello delle "cooperative che gestiscono piattaforme" (ovvero realtà tradizionali che integrano strumenti digitali), rispetto al modello statunitense dove le piattaforme nascono nativamente come cooperative.
Un esempio emblematico citato nel report è quello delle federazioni di rider. In Italia, il dibattito sulla "Gig Economy" è stato accesissimo, e la nascita di alternative che garantiscono la proprietà condivisa della piattaforma e il potere decisionale ai lavoratori rappresenta una risposta concreta allo sfruttamento algoritmico.
Piccole dimensioni, grandi valori
Sebbene le piattaforme cooperative siano ancora una nicchia rispetto ai colossi da trilioni di dollari come Amazon o Meta, i dati mostrano una realtà vitale e in crescita.
Settori chiave: Le attività prevalenti riguardano la consegna di cibo, il trasporto (es. taxi cooperativi) e lo sviluppo di software.
Democrazia interna: L'81% delle realtà coinvolge direttamente i lavoratori nella definizione dei contratti, un dato in netto contrasto con l'unilateralità delle piattaforme capitaliste.
Innovazione tecnologica: Circa il 20% delle cooperative intervistate utilizza già la tecnologia blockchain per garantire trasparenza e gestire la governance in modo decentralizzato (DAO).
Le sfide per il futuro: capitali e leggi
Il cammino verso un'economia digitale più equa non è privo di ostacoli. Il report identifica quattro sfide principali: legali, finanziarie, di governance e di mercato.
Il problema più pressante resta l'accesso ai capitali: oltre la metà delle cooperative intervistate ha raccolto investimenti inferiori a 100.000 dollari, facendo affidamento soprattutto su autofinanziamento dei soci e crowdfunding. Inoltre, il 41% delle realtà segnala barriere legali significative e una mancanza di normative specifiche che riconoscano il valore sociale di queste imprese digitali.
Per l'Italia, integrare queste realtà nelle politiche di sviluppo digitale potrebbe essere la chiave per costruire una vera sovranità tecnologica, capace di coniugare innovazione e diritti.