L'ISTAT ha recentemente inaugurato una fase innovativa nell'analisi statistica italiana, spostando l'attenzione dai grandi numeri nazionali a una dimensione iper-locale. Grazie al nuovo progetto sperimentale sull'Indice di Disagio Socio-Economico (IDISE), l'istituto è ora in grado di mappare le vulnerabilità di individui e famiglie con una precisione mai vista prima, scendendo al di sotto del livello del quartiere.
Che cos'è l'IDISE e come funziona?
L'obiettivo dell'ISTAT è misurare il disagio inteso come la difficoltà nel soddisfare le necessità di base a causa di carenze nelle risorse sociali, economiche, lavorative ed educative. Per farlo, è stato creato l'IDISE, un indice composito che sintetizza nove indicatori elementari. Tra questi figurano:
- Il tasso di occupazione e la presenza di contratti instabili.
- La percentuale di famiglie a basso reddito o con bassa intensità lavorativa.
- Il livello di istruzione e l'abbandono scolastico.
- La condizione dei NEET (giovani 15-29 anni che non studiano e non lavorano).
- La vulnerabilità degli anziani over 70 che vivono soli e in affitto.
L'indice utilizza una metodologia avanzata che fissa la media comunale a un valore di 100. Questo significa che i dati permettono di confrontare diverse aree all'interno della stessa città, ma non tra città diverse.
Il focus su Milano: un’analisi di precisione
Milano è tra i 25 comuni italiani scelti per questa prima fase sperimentale. I dati, riferiti alla popolazione residente al 31 dicembre 2021, offrono una panoramica dettagliata della città post-pandemia.
Le peculiarità del lavoro svolto su Milano riguardano la granularità del dato, che viene rilasciato su due livelli sub-comunali:
- Aree Sub-Comunali (ASC): partizioni amministrative e toponomastiche definite nelle Basi Territoriali 2021.
- Aree di Disagio socio-economico in ambito Urbano (ADU): zone individuate aggregando sezioni di censimento contigue e omogenee per quanto riguarda i valori di disagio.
Per il capoluogo lombardo, l'ISTAT mette a disposizione non solo i valori dell'indice IDISE, ma anche mappe interattive che permettono di visualizzare le singole sezioni di censimento e identificare immediatamente le zone più critiche del territorio comunale.
Perché questi dati sono rivoluzionari?
L'importanza di questo lavoro risiede nella capacità di "rompere la trappola delle medie". Spesso, i dati medi di una metropoli come Milano possono nascondere profonde disuguaglianze interne. Attraverso questa analisi "chirurgica", gli amministratori locali, le ONG e le imprese possono finalmente calibrare servizi sociali e infrastrutture esattamente dove la necessità è più alta.
Sebbene i dati attuali risentano probabilmente dell'impatto della pandemia (essendo basati sul 2021), l'ISTAT ha già annunciato che il progetto verrà aggiornato con i dati del 2023 ed esteso a tutti i comuni con più di 50.000 abitanti. Questo garantirà strumenti sempre più efficienti e tempestivi per monitorare la salute socio-economica dei nostri territori.