Seconto il report Studi&Ricerche di Fondosviluppo, nel 2025 le cooperative attive femminili in Italia sono 14.824, in diminuzione del 20,2% rispetto al 2019 ma con una contrazione meno accentuata rispetto al totale delle cooperative attive che nello stesso periodo cala del 25,6%, mentre l’incidenza delle cooperative femminili sul totale raggiunge il 25,3%, il valore più alto dell’ultimo decennio. Si considerano cooperative femminili le imprese che hanno una incidenza delle donne nella base sociale superiore al 50%.
Le nuove iscrizioni si riducono in modo molto marcato rispetto al 2015 (-71,8%) mentre le cessazioni non d’ufficio diminuiscono del 27,1%, con un saldo negativo costante dal 2020. A livello territoriale il Mezzogiorno conferma la maggiore incidenza di cooperative femminili (27,3%), con picchi in Sardegna, Molise e valori più bassi in Trentino-Alto Adige, Lombardia ed Emilia-Romagna, mentre 18 regioni su 20 mostrano un arretramento dello stock rispetto al 2019.
Il settore con più cooperative femminili è il sociale e sanitario che rappresenta il 32,7% del totale nazionale e che insieme ai comparti dell’istruzione e formazione e della cultura sport e tempo libero registra anche le incidenze femminili più elevate, mentre nel periodo 2019-2025 quasi tutti i settori diminuiscono, con cali particolarmente forti in trasporto e logistica, istruzione e formazione, costruzioni e abitazione e manifatturiero, a fronte della sola crescita delle attività amministrative e multiservice (+35,6%).
In tutte le regioni il sociale e sanitario è il comparto con il maggior numero di cooperative femminili mentre le incidenze più alte nei singoli settori si riscontrano nell’istruzione e formazione in molte regioni del Centro-Sud e nel sociale e sanitario in diverse regioni del Centro-Nord.
Nel complesso questi dati descrivono un sistema che, pur attraversando un evidente ciclo di contrazione simile a quello dell’intero movimento cooperativo, mostra una resilienza relativa significativa: la cooperazione femminile perde numeri ma non peso, rafforza la propria centralità nei settori di cura, educazione e coesione sociale e mantiene un radicamento territoriale capace di sostenere servizi essenziali soprattutto nelle aree più fragili.
Il drastico calo delle nuove iscrizioni evidenzia una difficoltà strutturale nel ricambio generazionale e nella capacità di attrarre nuove iniziative, ma la maggiore tenuta delle realtà già esistenti suggerisce che il modello cooperativo femminile sia più stabile, più connesso ai bisogni delle comunità e più capace di mantenere continuità anche in una fase di riduzione demografica e pressione economica.
In questo quadro la cooperazione femminile appare non solo come componente del sistema cooperativo, ma come uno dei suoi elementi più vitali e socialmente strategici.