PoweR è un progetto di ricerca e studio che mira a descrivere le diseguaglianze nel campo dell’accesso al lavoro, la progressione di carriera, il reddito, la capacità di partecipare al processo decisionale.
Vengono soprattutto approfondite le differenze di genere nell’occupazione e nelle condizioni di lavoro, nell’avanzamento di carriera, nel reddito da lavoro. L’analisi approfondisce anche il ruolo dell’istruzione, delle condizioni famigliari e delle caratteristiche personali nell’influenzare la posizione femminile nel mercato del lavoro, oltre alla segregazione di genere nei percorsi di istruzione e formazione. In base alla disponibilità dei dati viene infine presentata la dinamica delle diseguaglianze di genere nel mercato del lavoro delle province di Milano, Bergamo e Brescia a confronto con la media regionale.
Nel periodo 2019-2023 in Lombardia i divari di genere nei tassi di occupazione, attività e disoccupazione si riducono e sono molto inferiori a quelli medi nazionali, ma ancora superiori rispetto a quelli medi europei, ad indicazione della ancora elevata pervasività degli stereotipi di genere in regione.
Nel periodo considerato prosegue in Lombardia la riduzione dei differenziali nell’occupazione, grazie all’aumento più sostenuto dell’occupazione femminile rispetto a quella maschile (+2,2% rispetto al +0,3% maschile). Dopo il calo del 2020, l’occupazione femminile ha registrato un progressivo aumento con una accelerazione nel 2023. Il differenziale di genere (U-D) nel tasso di occupazione si è quindi ridotto passando da 15,7 p.p. del 2019 a 14,5 p.p. nel 2023, ma si è allargata la distanza con il differenziale europeo (9,4 p.p. nel 2023).
Livelli di istruzione, condizioni famigliari e cittadinanza influenzano in modo significativo l’occupazione femminile e i differenziali di genere. Secondo l'Istat, in Lombardia i divari di genere nei tassi di occupazione, anche se in calo, rimangono più elevati tra chi ha bassi livelli di istruzione, passando da un divario di 24,6 p.p. tra chi ha al massimo la licenza media inferiore, ad uno di 5,9 p.p. tra chi ha un titolo di studio terziario.
Differenziali di genere elevati e molto superiori a quelli tra gli italiani, si riscontrano anche tra uomini e donne di cittadinanza non italiana (UE che non-UE), anche se nel periodo considerato, il differenziale di genere tra le persone di cittadinanza non italiana si riduce molto di più di quanto succeda tra gli italiani.
I differenziali di genere crescono con l’età, in particolare dai 35 anni, quando le difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia per le donne si fanno più pressanti. Il carico di cura è infatti uno dei principali fattori che alimenta la persistenza delle disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro lombardo
I diversi ruoli di donne e uomini nella attività di cura famigliari si riflettono anche nelle differenze di genere rispetto all’orario di lavoro. Nonostante la quota di donne che lavorano part-time si sia leggermente ridotta dal 32,5% del 2019 al 31,5% del 2023, l’indice di femminilizzazione del lavoro part-time è aumentato, passando da 3,5 nel 2019 a 4,1 nel 2023.
Oltre che per gli orari di lavoro le donne occupate sono penalizzate rispetto agli uomini anche per la minore stabilità dei contratti di lavoro. L’incidenza del lavoro a termine rimane infatti più elevata tra le donne occupate, nonostante il calo registrato nel periodo considerato.
Rimane ancora elevata la segregazione di genere nell’occupazione. Le donne continuano ad essere concentrate nei settori legati all’istruzione, sanità e altri servizi sociali (che assorbono il 23,7% dell’occupazione femminile rispetto al 6 % maschile), e gli uomini prevalgono nell’industria in senso stretto (31,9% dell’occupazione maschile, rispetto al 16,3 % femminile). Anche la segregazione verticale rimane elevata.
Le peggiori condizioni contrattuali delle donne e la segregazione di genere nell’occupazione si riflettono nei divari retributivi e di povertà lavorativa. Nel settore privato, ad esempio, persiste una netta disparità salariale a sfavore delle donne. Dall’indagine della Consigliera di parità sulle imprese con almeno 50 dipendenti emerge che gli uomini guadagno in media il 14,8% in più delle donne.
L’analisi provinciale evidenzia come la provincia di Milano si distingua per l’elevato tasso di occupazione femminile (65,8% nel 2023, rispetto al 61,9% regionale), grazie alla presenza di un settore terziario avanzato che offre maggiori opportunità occupazionali alle donne. Tuttavia, anche a Milano persistono divari di genere, seppure più contenuti rispetto alla media regionale, in particolare nelle posizioni apicali, dove la presenza femminile è ancora limitata e i differenziali retributivi restano evidenti.