I Comuni rivestono un ruolo centrale nella programmazione e nell’erogazione di interventi e servizi sociali a livello territoriale, con il fine di promuovere il benessere collettivo e fornire supporto a individui e gruppi in condizioni di vulnerabilità o svantaggio socio-economico.
Secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato, nel 2023 la spesa sociale del totale dei comuni italiani* ammonta a 11,2 miliardi di euro (una crescita del +6,8% rispetto al 2022). Nel medio periodo (2016-2023), la spesa sociale dei comuni è aumentata di +2,6 miliardi di euro tra il 2016 e il 2023 (un aumento pari al +30,1%). Tale dinamica è conseguente al deciso incremento della spesa per interventi sociali legati alla crisi pandemica da Covid-19. In particolare, tra il 2019 e il 2023 la spesa sociale del totale dei Comuni italiani è cresciuta del +24,7% (un balzo pari a +1,2 miliardi di euro).
La spesa totale dei Comuni italiani, secondo i dati dei rendiconti di gestione pubblicati dalla Ragioneria Generale dello Stato, nel 2023 è pari 87,2 miliardi di euro (una crescita del +5,6% rispetto all’anno precedente).
Nel 2023, la prima voce di spesa dei Comuni italiani si riferisce ai Servizi istituzionali, generali e di gestione pari a 21 miliardi di euro (un peso sul totale della spesa dei comuni italiani pari al 24%). A seguire, tra le prime tre voci di spesa vi sono lo Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente con una valore pari al 14,9 miliardi di euro (il 17,1% del totale) e il Trasporto e diritto alla mobilità con un valore di 11,9 miliardi di euro (13,6% del totale).
La spesa sociale rappresenta la quarta voce di spesa del totale dei Comuni italiani nel 2023, con una quota sul totale pari al 12,8%. Il deciso aumento del peso della spesa per interventi sociali dei Comuni italiani è coincisa con l’avvento della crisi pandemica da Covid-19, che ha visto crescere la quota della spesa sociale dei Comuni italiani di oltre 1,6 punti percentuali tra il 2019 e il 2020.
Nell’ambito del welfare in Italia un ruolo centrale fa riferimento al sistema Confcooperative-Federsolidarietà. In particolare, la cooperazione sociale afferente a Confcooperative-Federsolidarietà risulta diffusa, in modo capillare, su tutto il territorio nazionale.
La quota più elevata delle 5.136 aderenti, iscritte come attive al 31/12/2024 si registra nell’area geografica del Nord-Ovest, con il 27,9% del totale. Il Nord-Est esprime, invece, il 23,1% del totale delle aderenti attive. A queste seguono le aree geografiche del Sud e delle Isole che segnalano, rispettivamente, il 18,7% e il 18,4% del totale delle aderenti attive. Infine, al Centro fa riferimento il 12% del totale delle aderenti attive. Disaggregando per Regione, il numero più elevato di aderenti attive si registra in Lombardia con 970 imprese, seguita da Sicilia ed Emilia-Romagna con, rispettivamente, 701 e 453 aderenti attive.
Prendendo in considerazione il settore/categoria sociale, il 51,3% del totale delle aderenti (pari a 2.636 unità su 5.136 totali), iscritte come attive al 31/12/2024 negli archivi nazionali risulta essere attivo nei servizi sociali (cooperative sociali di Tipo A), mentre il 23,6% del totale (pari a 1.212 unità) fa riferimento all’ambito dell’inserimento lavorativo (cooperative sociali di Tipo B).
Il 19,4% del totale (pari a 997 unità) fa riferimento a «cooperative sociali miste», enti a scopo plurimo (cooperative sociali di Tipo A e B). Infine, il 3,8% del totale fa riferimento a consorzi tra cooperative sociali (193 unità, in prevalenza consorzi provinciali, anche se si contano diversi consorzi interprovinciali, regionali, interregionali e nazionali) e l’1,9% ad altre imprese/enti (98 unità, in prevalenza associazioni, imprese sociali società di capitali e fondazioni).
Nel 2023 gli enti aderenti attivi hanno generato oltre 9,2 miliardi di euro di fatturato. Le cooperative sociali di tipo A rappresentano il 51,5% del fatturato aggregato. Anche dal punto di vista della patrimonializzazione (quasi 2,5 miliardi di euro), la maggioranza assoluta fa riferimento a cooperative impiegate nei servizi sociali (Tipo A), che esprimono il 54,2% del patrimonio netto aggregato del sistema delle imprese attive aderenti a Confcooperative Federsolidarietà. Tra le altre tipologie sociali si segnala un peso maggiore del fatturato tra le sociali miste rispetto alle cooperative sociali di tipo B, mentre in termini di patrimonializzazione si registra un peso leggermente superiore per le cooperative sociali di tipo B rispetto a quelle miste.