Tutto è cominciato con un rifiuto, quello contenuto in una frase troppo spesso sentita tra le corsie degli ospedali o nel chiuso delle stanze domestiche: non è niente. Per Sara Di Bruno, anima di questo racconto, quelle tre parole non erano una rassicurazione, ma il perimetro di una solitudine profonda che accomuna migliaia di donne affette da patologie croniche e invalidanti come l’endometriosi, l'adenomiosi e la vulvodinia. La sua decisione di mettere nero su bianco quel dolore invisibile, pubblicando l’omonimo libro, è stata la scintilla che ha spinto IdeAS Impresa Sociale a immaginare qualcosa di più profondo di una semplice presentazione editoriale.
Lo scorso 28 marzo, le mura della Sala San Quirico e Giulitta a Pavia hanno accolto un evento che ha segnato un punto di svolta per la sensibilità del territorio. Il reading poetico curato dal collettivo Le R/Esistenti non è stato soltanto una performance artistica, ma l’atto pubblico con cui la storia personale di Sara è diventata un patrimonio della comunità. In quella serata, patrocinata dal Comune di Pavia e dall’Assessorato alle Pari Opportunità, la poesia si è fatta strumento sociale, dando finalmente voce a ciò che per troppo tempo era rimasto sommerso nel silenzio.
Questa iniziativa, promossa con forza da IdeAS, ha saputo interpretare la missione del Terzo Settore in una chiave profondamente umana, dove il servizio non è un prodotto standardizzato ma uno spazio di senso costruito attorno alla fragilità della persona. Dal seme gettato dalla storia individuale di questa associata è fiorito infatti il secondo anno del Gruppo di Auto Mutuo Aiuto, un percorso che dal 31 marzo 2026 sta accompagnando molte donne in una sfida condivisa contro l'isolamento.
Gli incontri online, che proseguiranno ogni quindici giorni fino al marzo del 2027, rappresentano l’eredità concreta di quella prima coraggiosa testimonianza. È la dimostrazione di come, quando una storia privata trova il coraggio di esporsi e incontra la visione di una realtà sociale attenta, il dolore smette di essere un fardello isolato. In questo spazio orizzontale di ascolto, l'esperienza di una singola donna si trasforma in una risorsa collettiva capace di generare cura, consapevolezza e, soprattutto, un riconoscimento pubblico che cancella per sempre quel "niente".