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RAPPORTO SDGS 2026

Presentata la IX edizione del Rapporto che sottolinea come l’Italia avanza verso l’Agenda 2030, ma con un passo che resta insufficiente.

mercoledì 8 luglio 2026

A quattro anni dalla scadenza fissata dalle Nazioni Unite per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, l’Italia mostra segnali di progresso, ma ancora troppo discontinui per garantire il pieno conseguimento dell’Agenda 2030. È questa la fotografia restituita dalla nona edizione del Rapporto SDGs 2026 dell’Istat, il più importante strumento di monitoraggio nazionale sull’evoluzione economica, sociale, ambientale e istituzionale del Paese rispetto ai 17 Sustainable Development Goals adottati dall’ONU nel 2015. 

 

Il Rapporto, presentato l’8 luglio 2026, accompagna la diffusione di 321 misure statistiche, di cui 301 uniche, collegate a 148 indicatori internazionali del sistema di monitoraggio delle Nazioni Unite. Si tratta di un patrimonio informativo sempre più articolato, costruito dall’Istat insieme a numerosi enti del Sistema statistico nazionale e aggiornato due volte all’anno attraverso la piattaforma dedicata agli SDGs. Rispetto alla precedente rilevazione del dicembre 2025, sono state aggiornate 203 misure statistiche, confermando l’impegno nel miglioramento della qualità dei dati e dei metadati disponibili. 

 

Un decennio dopo l’Agenda 2030

L’analisi dell’Istat arriva in una fase particolarmente delicata. L’Agenda 2030 venne concepita in un contesto internazionale molto diverso da quello attuale. Negli ultimi anni il mondo ha dovuto confrontarsi con pandemie, crisi energetiche, conflitti geopolitici, spinte inflazionistiche e un’accelerazione degli effetti del cambiamento climatico. In questo scenario, la sostenibilità non appare più come un percorso lineare e progressivo, ma come una sfida continuamente sottoposta a shock e fattori di instabilità. 

Per questo il Rapporto assume un valore che va oltre la semplice rendicontazione statistica: rappresenta uno strumento indispensabile per comprendere se le politiche pubbliche, le strategie delle imprese e le scelte collettive stiano realmente orientando il Paese verso un modello di sviluppo più equo, inclusivo e sostenibile.

 

I risultati dell’ultimo anno: luci e ombre

Guardando all’evoluzione più recente, il quadro appare moderatamente positivo. Nell’ultimo anno il 51% delle misure analizzate risulta in miglioramento, mentre oltre un quarto presenta condizioni di stabilità o stagnazione. Le misure in peggioramento rappresentano invece il 24% del totale. 

Tra gli ambiti che mostrano i risultati più incoraggianti spicca il Goal 17 – Partnership per gli obiettivi, unico caso in cui tutte le misure considerate registrano avanzamenti. Progressi significativi emergono anche nel Goal 10 – Ridurre le disuguaglianze, grazie alla diminuzione di alcune disparità distributive, e nel Goal 2 – Fame zero, sostenuto dal miglioramento di diversi indicatori legati alla sostenibilità dell’agricoltura.

Le criticità più evidenti riguardano invece il Goal 16 – Pace, giustizia e istituzioni solide, penalizzato dalla riduzione della rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento e dall’aumento dell’affollamento carcerario. Segnali negativi emergono anche nel Goal 4 – Istruzione di qualità, dove si registra un deterioramento delle competenze degli studenti e una riduzione della quota di giovani laureati, e nel Goal 1 – Povertà zero, a causa dell’aggravarsi di alcuni indicatori legati alla povertà e alla deprivazione materiale.  

 

La sfida ambientale procede lentamente

Uno degli aspetti più rilevanti del Rapporto riguarda le dimensioni ambientali della sostenibilità. Qui l’Istat evidenzia una forte inerzia: molti indicatori mostrano cambiamenti troppo lenti rispetto ai tempi richiesti dalla transizione ecologica.

Nel Goal 15 – Vita sulla terra, oltre tre quarti delle misure risultano sostanzialmente stabili, mentre livelli elevati di stagnazione si osservano anche nei Goal 6 – Acqua pulita e servizi igienico-sanitari e Goal 14 – Vita sott’acqua.  

Questi dati suggeriscono come la tutela degli ecosistemi naturali continui a rappresentare una delle sfide più complesse. Le politiche messe in campo stanno contribuendo a contenere alcuni fenomeni di deterioramento, ma non ancora a produrre cambiamenti strutturali sufficientemente rapidi.

 

Il bilancio dell’ultimo decennio

Se si amplia l’orizzonte temporale agli ultimi dieci anni, il quadro appare più favorevole ma non del tutto rassicurante. Il 53,8% delle misure mostra una tendenza positiva, mentre l’11,3% evidenzia un peggioramento. Colpisce tuttavia il peso delle misure caratterizzate da andamenti irregolari o difficilmente interpretabili: il 34,8% del totale presenta infatti una traiettoria non chiaramente definibile. 

Secondo l’Istat, questo dato rivela una difficoltà strutturale nel consolidare i progressi nel lungo periodo. Molti indicatori alternano infatti fasi di miglioramento e regressione, rendendo fragili i risultati raggiunti.

Le performance migliori si registrano nei Goal 10 (Riduzione delle disuguaglianze), Goal 5 (Parità di genere), Goal 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e Goal 7 (Energia pulita e accessibile). Più complessa la situazione nei Goal 13 (Lotta al cambiamento climatico) e 15 (Vita sulla terra), che presentano contemporaneamente segnali incoraggianti e numerose aree di incertezza. Le criticità più persistenti riguardano invece il Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), il Goal 6 (Acqua) e il Goal 11 (Città e comunità sostenibili).  

 

L'Italia non è ferma, ma non corre abbastanza

Il principale messaggio politico che emerge dal Rapporto SDGs 2026 è chiaro: l’Italia non è ferma, ma non corre abbastanza. I progressi realizzati dimostrano che il Paese possiede le competenze, le risorse e le capacità necessarie per avanzare verso uno sviluppo più sostenibile. Tuttavia, il tempo a disposizione si sta rapidamente riducendo e la velocità del cambiamento non appare ancora adeguata agli obiettivi fissati per il 2030. 

L’Agenda 2030 non è soltanto un programma internazionale di sviluppo: è una bussola che indica la direzione verso cui orientare politiche pubbliche, investimenti, innovazione sociale e modelli d’impresa. Il Rapporto Istat dimostra che il percorso è avviato, ma ricorda anche che i prossimi quattro anni saranno decisivi per trasformare i progressi parziali in risultati duraturi e misurabili. 

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