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L'ITALIA DELLE POVERTÀ

Il Rapporto 2026 dell'Alleanza contro la Povertà fotografa un fenomeno strutturale che investe famiglie, minori e lavoratori precari, chiedendo un cambio di rotta nelle politiche pubbliche.

sabato 7 febbraio 2026

La povertà in Italia non è più un’emergenza passeggera, ma un fenomeno strutturale che attraversa generazioni e territori. Il Rapporto 2026 dell'Alleanza contro la povertà, intitolato "L’Italia delle povertà. Dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media", delinea un quadro preoccupante in cui le misure attuali non sembrano in grado di invertire la rotta.
I numeri di un Paese in difficoltà
Secondo le stime Istat riprese nel Rapporto, nel 2024 oltre 2,2 milioni di famiglie vivevano in condizione di povertà assoluta (l'8,4% dei residenti), coinvolgendo circa 5,7 milioni di individui. A questi si aggiungono 2,8 milioni di famiglie in povertà relativa (10,9%).
Il dato più allarmante riguarda però la cosiddetta "zona grigia": circa il 14,2% delle famiglie italiane si trova in una condizione di precarietà economica definita come "quasi povertà" o "appena povertà". Si tratta di nuclei che vivono costantemente in bilico, per i quali un evento imprevisto, come una spesa medica o la nascita di un figlio, può determinare il crollo definitivo verso l'indigenza.


Il paradosso del "lavoro povero"
Il Rapporto scardina l'idea che l'occupazione sia di per sé una garanzia contro l'indigenza. In Italia, oltre 1 lavoratore su 10 (10,2%) è a rischio povertà, un dato superiore alla media europea (8,2%). Questo fenomeno, definito in-work poverty, colpisce circa 2,4 milioni di persone.
Le cause principali sono da ricercare nel calo dei salari reali, diminuiti dell'8,8% tra il 2021 e il 2025, e nella crescente precarietà contrattuale. Il lavoro, dunque, non assicura più una vita dignitosa, alimentando una frustrazione sociale che spinge sempre più giovani a cercare fortuna all'estero.

 

Minori e giovani: le categorie più colpite
L'Italia si conferma un Paese difficile per le giovani coppie. La povertà assoluta tra i minori ha raggiunto nel 2024 i livelli più alti dal 2014, colpendo circa 1,3 milioni di bambini e adolescenti. Per una coppia con tre o più figli, il rischio di cadere in povertà assoluta sfiora il 20%. Se il minore vive in una famiglia monoreddito, il rischio di esclusione sociale sale vertiginosamente al 53,5%.

 

I limiti delle nuove misure: ADI e SFL

Il Rapporto dedica un'ampia analisi all'Assegno di Inclusione (ADI) e al Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), le misure che hanno sostituito il Reddito di Cittadinanza. Le criticità emerse sono molteplici:

  • Selettività e Categorialità: A differenza di altri schemi europei, l'ADI non è universale ma riservato a specifiche categorie (anziani, disabili, minori), escludendo molti poveri assoluti "occupabili".
  • Digital Divide: La complessità delle procedure telematiche e l'obbligo di utilizzare lo Spid rappresentano barriere insormontabili per le persone meno alfabetizzate digitalmente.
  • Take-up limitato: Si stima che solo il 30% della popolazione in povertà riesca effettivamente ad accedere ai benefici dell'ADI.

 

Il ruolo del Terzo Settore e il racconto dei media

Mentre i servizi pubblici appaiono indeboliti, il Terzo Settore assume un ruolo sempre più centrale. Tra il 2014 e il 2024, le persone aiutate dalla rete Caritas sono aumentate del 62,6%.
Infine, il Rapporto critica il modo in cui i media raccontano la povertà, spesso ridotta a una "retorica della quantificazione" che genera "panico statistico" ma allontana dalla comprensione reale delle vite delle persone. La povertà viene spesso descritta come una colpa individuale o un destino demografico, anziché come il risultato di scelte politiche ed economiche.
Per contrastare questo scenario, l'Alleanza chiede un cambio di paradigma: politiche stabili, orientate ai diritti e non all'emergenza, capaci di restituire dignità e autonomia a chi oggi è rimasto invisibile

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