L’analisi delle 1.034 imprese sociali in forma di società di capitali iscritte al RUNTS, attive al 4 settembre 2026 e con bilancio disponibile, restituisce l’immagine di un comparto prevalentemente giovane, di dimensioni contenute e fortemente orientato ai servizi alla persona e alla comunità.
Sotto il profilo anagrafico, il 63,5% delle imprese ha meno di dieci anni di vita. La distribuzione territoriale evidenzia una maggiore concentrazione nel Nord-Ovest (29,2%) e nel Sud Italia (28,1%, Isole escluse), con Lombardia e Campania che rappresentano i principali poli regionali.
Le attività si concentrano soprattutto nei settori dell’istruzione e formazione (32,2% delle imprese), seguite da quello sociale e sanitario (22,9%) e dalle attività culturali, sportive e ricreative (12,7%). La specializzazione nei servizi di interesse generale emerge anche tra le imprese di più recente costituzione.
Sul piano economico, le imprese analizzate generano complessivamente 720,1 milioni di euro di ricavi, dispongono di 926,3 milioni di capitale investito e di un patrimonio netto pari a 263 milioni di euro, occupando oltre 13 mila dipendenti. Si tratta tuttavia di un universo composto in larga misura da realtà di piccole dimensioni: il 66,7% presenta un valore della produzione inferiore a 500 mila euro, mentre il 32,9% dispone di un patrimonio netto compreso tra 10 mila e 50 mila euro.
Accanto a questa componente più diffusa emerge però un nucleo di organizzazioni maggiormente strutturate, nel quale il ruolo della cooperazione assume particolare rilevanza. Le imprese sociali in forma di società di capitali controllate da una cooperativa, pur rappresentando soltanto l’11,5% delle società appartenenti a un gruppo, concentrano il 49,9% del valore della produzione e il 56,7% dell’occupazione. Il contributo del modello cooperativo all’impresa sociale si manifesta quindi non solo attraverso le cooperative direttamente operanti sul mercato, ma anche tramite il controllo di società di capitali che generano una quota significativa della ricchezza e del lavoro dell’intero comparto.
L’analisi degli indicatori economico-finanziari evidenzia condizioni generalmente positive. L’87,3% delle imprese risulta affidabile secondo lo score Cerved, il 95,9% non presenta eventi negativi censiti e l’86,2% rientra nella fascia di rischio basso nell’analisi del rapporto PFN/EBITDA.
Per quanto riguarda la governance, permane una prevalenza maschile nelle posizioni apicali (67,5%) e una significativa concentrazione dei vertici nella fascia di età superiore ai cinquant’anni (64,4%).
Le imprese sociali costituite dal 2025 in poi, per le quali non è ancora disponibile un bilancio d’esercizio, mostrano alcune caratteristiche distintive. Risultano maggiormente concentrate nel Mezzogiorno, che ne raccoglie il 44,2%, contro il 36,1% della platea complessiva. Anche in questo caso prevalgono le attività di interesse generale, con una forte presenza nei comparti sociale e sanitario (32,3%) e dell’istruzione e formazione (27,1%), confermando la centralità dei servizi alla persona nello sviluppo delle nuove iniziative imprenditoriali sociali.